Come abbiamo detto il Disturbo Narcisistico di Personalità può essere suddiviso in “inconsapevole “ e “ipervigile”. Quest’ultima categoria di soggetti è molto attenta al modo in cui le altre persone si comportano nei loro confronti. La loro attenzione è diretta fortemente e pedissequamente all’altro in relazione a sé. Un eccessivo, implacabile e silenzioso autoriferimento delle dinamiche ambientali. Con il rischio intrinseco di sentirsi offesi per più o meno giustificati comportamenti degli altri.
Sono persone spesso timide, inibite, che non si mettono al centro dell’attenzione, a differenza del narcisista inconsapevole, per la paura di essere rifiutati o umiliati.
Il soggetto “ipervigile” ha forti aspetti di vergogna e colpevolezza, che sottendono il pensiero di non stare vivendo adeguatamente rispetto ai propri standard, sentimenti di umiliazione e inferiorità rispetto agli altri, e il disagio provocato dal pensiero di bisogni e standard non soddisfatti.
Il narcisista ipervigile tende a difendere la propria autostima evitando le situazioni che potrebbero metterla in difficoltà e in cui si potrebbe sentire vulnerabile, studiando gli altri per apparire adeguato alle aspettative. Inoltre, proietta sugli altri la propria critica rispetto alle sue fantasie di grandiosità.
I soggetti del tipo ipervigile descritti da uno studio di Wink (1991), oltre ad avere le caratteristiche di indifferenza verso gli altri, indulgenza verso se stessi e presunzione, presentavano anche alti livelli di introversione, ansia e vulnerabilità agli eventi stressanti della loro vita.
Rispetto alle formulazioni teoriche di Kohut (Gabbard, 2015), egli ritiene che le persone affette da narcisismo patologico siano ferme, sotto un punto di vista evolutivo, in uno stadio in cui hanno bisogno di specifiche risposte dalle persone che abitano il loro mondo, ciò al fine di mantenere un Sé coeso. In mancanza di queste specifiche risposte il rischio, se non vi sono sufficienti risorse ad impedirlo, è il tendere alla frammentazione del Sé. Kohut crede che questa dinamica sia da riferire all’incapacità dei genitori nelle risposte empatiche date nel corso dello sviluppo dell’individuo.
I genitori avrebbero quindi mancato nelle risposte di ammirazione e validazione empatica all’esibizionismo del bambino e non avrebbero permesso l’idealizzazione del bambino verso di loro. Per questa ragione, secondo Khout, il paziente narcisista tenderà a produrre un transfert speculare, gemellare o idealizzante.
Secondo Kohut, inoltre, durante la nostra vita abbiamo bisogno di risposte di tipo oggetto-Sé da parte delle persone che abitano il nostro mondo. Ciò perché, in una certa misura, qualsiasi individuo tratta l’altro non come persona separata ma come fonte di gratificazione per il Sé e il bisogno di funzioni oggetti-Sé che generano conforto e validazione non termina mai.
Uno degli obiettivi terapeutici, a questo proposito, è il cercare di aiutare il paziente a spostarsi da una ricerca di oggetti-Sé arcaici all’acquisizione della capacità di usare oggetti-Sé più maturi e appropriati.
Alessandro Amo
Bibliografia
Gabbard, G. O. (2015). Psichiatria psicodinamica nella pratica clinica. American Psychiatric Pub.
Wink, P. (1991). Two faces of narcissism. Journal of personality and social psychology, 61(4), 590.
